mercoledì 18 gennaio, 2017
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SPIEGATO IN 1 MINUTO IL DEBITO PUBBLICO! ++ MASSIMA CONDIVISIONE ++

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SPIEGATO IN 1 MINUTO IL DEBITO PUBBLICO! ++ MASSIMA CONDIVISIONE ++

Secondo la Banca d’Italia il signoraggio è «l’insieme dei redditi derivanti dall’emissione di moneta», come confermato anche dal sito web ufficiale. Tali redditi sono quindi “derivati” dall’emissione di moneta, non sono la stessa moneta. In altre parole, il signoraggio sono gli interessi dei titoli di Stato ricevuti in cambio della moneta stampata e poi trasmessa alle banche commerciali.
Ora invece il buon senso ci dice che il reale signoraggio sono proprio le banconote in circolazione, che senza alcun motivo sono poste tra i passivi del bilancio.

Un motivo storico in realtà c’è. Il motivo è che, quando la moneta era l’oro, essa veniva depositata presso chi già era attrezzato per conservarlo adeguatamente, cioè chi lavorava l’oro. Il depositante riceveva una ricevuta, una “nota di banco”, antenata dell’attuale banconota. Quando il depositante poi, girando per il mondo con la sua “nota di banco”, realizzava un acquisto di merce, invece di cedere l’oro, cedeva la “nota di banco”. Quindi l’oro smise di spostarsi e nel bilancio l’oro era posto tra gli attivi, mentre le “note di banco” erano giustamente tra i passivi.
Ma oggi le nostre banconote non vengono emesse in ragione di una quantità di oro depositato, sono create dal nulla in funzione delle richieste del mercato, quindi la loro apposizione tra i passivi è solo una convenzione, una convenzione che può (e dovrà) essere cambiata. Tanto è vero che per il bilancio dello Stato già è così, quando lo Stato oggi stampa le monetine euro queste vengono ovviamente messe tra gli attivi. E se tornasse a stampare la sua moneta, lo Stato metterebbe tra i propri attivi tutta la moneta creata, con enorme beneficio per il proprio bilancio e per l’abbattimento del debito pubblico.
Quelli che una volta detenevano l’oro erano anche in grado di fare prestiti (relativamente al loro oro), ma invece di dare l’oro iniziarono anche loro a dare la “nota di banco”, che tutti accettavano perché sapevano che c’era l’oro a garanzia. Quella “nota di banco” valeva l’oro che rappresentava.

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